LA FINE DEL MONDO – LA RECENSIONE ★★★☆☆

The_Worlds_End_42★★★☆☆

Edgar Wright mette in piedi un film demenziale ma non stupido, evitando di dare una risposta british all’americano Una notte da leoni e continuando il suo stravagante persorso filmico |

movies-the-worlds-end-character-poster-1La cosa strana nel guardare La fine del mondo è che poco dopo la prima mezz’ora di film ci si ritrova a tifare perché una banda di vecchi amici del liceo capitanati da un eterno bamboccione riescano a concludere un tour alcolico di 12 pub: una motivazione ragionevolmente stupida. Ancor più stupido il film messo in piedi dal regista britannico Edgar Wright (Scott Pilgrim; L’alba dei morti dementi) si rivela se pensate che al binomio intuitivo amici-alcool si accompagnano un’invasione aliena, combattimenti simil-kung fu e un memorabile incontro con il “sandwitch alla marmellata” (un terzetto composto da due bionde e una rossa – no, non sono birre!). In questo soqquadro di elementi sconnessi l’uno dall’altro Wright ci sguazza a meraviglia, mettendo in piedi un’incredibile serie di situazioni surreali e battute dal ritmo inarrestabile.

Non molto dopo la prima pinta l’empatia con il gruppetto è cosa fatta. Quella che Edgar (non Joe) Wright ci riserva non è però una sola esperienza demenziale in salsa british: si tratta infatti di un’opera che a tratti sembra persino elaborata. Il regista aggiunge alla sceneggiatura alcuni lati adulti (il che è ironico), più di quanto avesse fatto con il suo precedente zombie-movie, giocando (ma quanto poi?) a fare di alcune situazioni la base ideale su cui costruire una storia divertente, certo, ma pur sempre radicata in un malinconico passato che per i protagonisti non può essere vissuto di nuovo. In effetti, non manca, per quanto nascosta, una certa dose di nostalgia.

C’è chi naturalmente scambierà La fine del mondo come la risposta inglese alla terribile saga de Una notte da leoni, ma la comicità demenziale del film di Wright nasconde certamente più di una sbornia collettiva. Alcune intuizioni (non dette ma percepite) rendono il film unico nel suo genere: difficile d’altra parte non leggere in alcune rivelazioni una critica sottintesa alla nostra società, pronta a sbarazzarsi anzitempo dei cosiddetti “vuoti a rendere”. Fino a dove tale ricercatezza sia voluta e studiata o sia semplicemente frutto del caso non ci è dato di saperlo. E sebbene il finale non convinca come la parte centrale, The World’s End rimane una buona commedia, sconsigliabile ai cinefili poco audaci.

A voi è piaciuto il film? Aggiungete un commento!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...