LOOPER: LA RECENSIONE ★★★★★

Joseph-Gordon-Levitt-Looper-Header★★★★★

Basta una parola: immenso |

widget_g9FW5mfDN26sNjOcDPB5mIGe8jvUn futuro disperato e violento, quello dei looper, esecutori e cecchini collaudati che uccidono uomini spediti direttamente dal futuro per conto di potenti organizzazioni criminali. Una vicenda che ci vincola in una città alla Blade Runner tra bordelli e vicoli bui, contrapposta ad una spaesante campagna dove si consumano giornalmente omicidi su commissione. Un mondo malavitoso che vive tra armi, prostitute e dipendenza da droghe pesanti. Uomini senza morale e con qualche lingotto d’argento in cassaforte a ricordare loro tutto quello che la vita potrebbe essere ma non è. E i viaggi nel tempo. E la telecinesi.

La visionaria mente dello scrittore e regista Rian Johnson ha qui partorito un’idea folle quanto magnetica, capace di espandersi prima e dilagare poi in un vortice di emozioni e vicende da cui veniamo inghiottiti. Un antieroe ci accompagna (magistralmente interpretato da Gordon Levitt, in quello che ancor più di Inception è il più importante viaggio fantascientifico degli ultimi anni, tra la dipendenza e il buonsenso, tra l’uccidere e il fare del Bene, in un combattimento interiore (ma non solo: c’è anche l’azione!) logorante e autodistruttivo (è giusto uccidere un bambino oggi se si sa che diventerà un tiranno nel futuro?). Senza che alcun riferimento ad altre opere filmiche possa avvicinarsi ad alcuna forma di citazionismo, Looper ricorda allo stesso tempo un’adrenalinica creazione di un Tarantino in gran forma (non a caso il maestro ha  indicato il film di Johnson come uno dei pochi veramente ottimi di quest’anno), la città posticcio e depressa di Blade Runner, i killer implacabili in stile Terminator, le scazzottate da film anni ’80 e alcune intuizioni di nolaniana memoria. Ma c’è di più in Looper: è un film che coniuga vena artistica e capacità nel tessere una rete narrativa sottile e profonda dove le parabole dei personaggi parlano di noi e del nostro destino, così come si fa largo un forte gusto per l’intrattenimento intelligente. Intelligente, perché se da un lato non manca l’azione pura al servizio di una maggiore spettacolarizzazione della messa in scena (con Bruce Willis rispolverato dopo la rimpatriata di Mercenari 2 a dare del suo meglio quando bisogna passare dalle parole ai fatti – per quanto sia notevole la sua espressività), riusciamo a scorgere contemporaneamente riflessioni sulla presa di coscienza, sul concetto di giusto, sul valore di un singolo essere umano e sulla ricerca di un uomo dentro se stesso. È un film di fantascienza, ma è ambientato in un futuro che potrebbe già essere presente, se non addirittura passato.

Johnson ha persino l’accortezza di mettere gli effetti speciali al servizio di una storia, o meglio del mondo in cui questa viene ambientata. Mentre altri film hanno creato una tecnologia capace di incantare con una grammatica cinematografica che mettesse a nudo tutte le meravigliose potenzialità degli effetti digitali (lo scorso anno è stato il turno del bellissimo design di Prometheus e della spettacolare Neo Seoul di Cloud Atlas), nel Kansas del 2044 lo sviluppo tecnico-informatico c’è stato, ma il sogno che queste creazioni potessero avere una funzione sociale in una civiltà allo sbando è da tempo morto. E allora, per esempio, la macchina del tempo altro non sarà che un congegno arrugginito che più che ad un suggestivo viaggio epocale fa pensare ad uno strumento medievale di tortura o ad una sedia elettrica. Come detto gli eventi di Looper si svolgono tra qualche decina d’anni, ma questo tipo di strumenti rendono il tutto molto vicino alla realtà in cui viviamo. La società violenta e perversa, la povertà e altri riferimenti che rimangono in sottotraccia fanno del capolavoro di Johnson un film dallo spessore gigantesco, un’opera la cui vertiginosa statura è tanto evidente che non si riesce a comprendere come alcuni ciononostante lo trovino inguardabile. Immenso, in una sola parola.

Volendo trovare il pelo nell’uovo di un film altrimenti stupendo e coinvolgente si potrebbe citare la piccola flessione di ritmo della parte centrale del film, ma pur nella sua imperfezione Looper dimostra che anche ai giorni nostri rimane ancora molto da inventare.

E a voi è piaciuto il film? Aggiungete un commento!

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