SKYFALL: LA RECENSIONE ★★★★☆

skyfall_09★★★★☆

James Bond: fine e nuovo inizio |

Skyfall_Bond_PosterSkyfall inizia con un’inquadratura sfocata in cui intravediamo la sagoma nera sfumata di Bond, in fondo ad un corridoio, che si avvicina all’obiettivo. Siamo in un interno dove dei corpi in fin di vita bagnano di sangue il pavimento della stanza. 007 esce all’esterno dell’edificio dove lo attende un’agente in auto. Scopriamo di essere a Istanbul. Ne segue una corsa mortale con il cattivo di turno prima in macchina, poi in moto ed infine su un treno merci. Craig fa a scazzottate mentre il treno in corsa percorre gallerie e ponti. Tante ne prende e altrettante ne dà. La scena si estende per ben 15 minuti di puro action tanto che vien da chiedersi quanto poca sia tutto sommato la distanza che separa questo Bond da quello di Forster, Quantum of Solace. Sbagliato. Anzi sbagliatissimo. Craig, un attimo dopo che questo pensiero folle abbia bussato all’anticamera del nostro cervello, viene inavvertitamente colpito dalla sua stessa compagna di missione (sotto l’ordine di M) e precipita in un burrone: è l’inizio della fine. Skyfall, come ho cercato di chiarire fin da subito, inizia come molti altri film della saga, eppure, con la coscienza acquisita allo scorrere dei minuti, posso dirvi che non ha alcunché da condividere con nessun altro capitolo della serie su cui abbiate mai posato gli occhi finora.

Severine: “Fin dove conosce la paura?”. Bond: “Fino in fondo”


Un Bond nuovo

I capelli brizzolati e la barba trascurata di Craig aggiornano al suo cinquantesimo compleanno l’iconografia di Bond. Ma c’è davvero poco da festeggiare, almeno per lui. Andato è il fascino del mito, e al suo posto le ferite (fisiche e psicologiche) logorano tanto il corpo cicatrizzato di Craig quanto la coscienza sporca della “mammina cattiva” M (Judi Dench), le cui battute sferzanti non riescono a colmare un’insicurezza di fondo che l’abile regista Sam Mendes sfrutta a dovere per costruirci sopra un dramma psicologico radicato nel passato dei protagonisti. Il personaggio di Fleming viene fatto convivere con un sottotesto tragico, eco di un infanzia di sofferenza, che si sposa a meraviglia con il volto spigoloso e ormai rugoso di Craig, sotto la cui inespressività si nasconde il tormento di una difficoltà esistenziale che auto, donne e alcool non hanno contribuito a dimenticare del tutto. Se fino ad oggi la leggerezza e la puntualità con cui Bond riusciva a cavarsela in qualsiasi circostanza problematica lo mantenevano lontano da termini insidiosi quali “dipendenza alcolica”, “crollo fisico” o “ricambio generazionale”, l’intelligenza di Sam Mendes così come la recente strategia fumettistica dell’esplorazione di alcuni lati oscuri degli eroi spingono il protagonista sull’orlo di un baratro dietro al quale incombono le ombre del tormentato cavaliere oscuro di Nolan. Come Bale, Craig soffre la fisicità e il tatticismo di un avversario nettamente più forte e l’incertezza che frantuma i rapporti con le persone a lui vicine (e vi saranno a questo punto tornati alla mente Bane e la relazione con Rachel). Ma qui, benché non manchi l’azione, i muscoli di Bane vengono sapientemente sostituiti con la fragile mente malata di Silva, un Javier Bardem in stato di grazia. Si tratta di un nemico con manie di grandezza dal volto sorprendentemente imperturbabile e dalla risata sadica di chi ha già la vittoria in pugno. Eppure anche qui, dietro al bianco candido e straniante di una dentiera, si può nascondere un uomo dal passato consumato dalla sofferenza. Persino Severine, unica Bond-girl del film apparsa in una scena di sesso sotto una doccia dai vetri significativamente appannati, si porta sulle spalle un trascorso nel mercato sessuale clandestino.


SkyfallUn contesto nuovo

L’attrazione quasi morbosa di Silva per il male e il suo appetito di vendetta fanno slittare il contesto in cui gli sceneggiatori ambientano la vicenda dall’internazionale al privato, dalla metropoli di Shangai ad una piccola tenuta scozzese, da un’intera intelligence ad un solo capo. Quello di M. Addio tradizione, addio cose troppo in grande. Assistiamo impotenti ad un Bond che manca il bersaglio e soffre l’ormai rispettabile età di mezzo secolo. Non è finito d’accordo, e ha ancora la battuta tagliente a suo favore oltre a qualche spettacolare (ma sporadico) colpo di reni; ma appare comunque psicologicamente debole se sfidato ad una gara in qui viene messa a repentaglio una vita innocente e rimane ammutolito di fronte all’apparente splendore della grazia malefica di Bardem. I dialoghi del film sono stati scritti in maniera brillante e ricalcano da un lato l’acutezza di Bond nel trovare la battuta buona ad ogni occasione, dall’altro il vento di cambiamenti portato dal piano diabolico di Silva (alcune battute che gli mettono in bocca sono sintesi della qualità della trama). Ed è lo stesso Silva, in una scena già promossa a cult, a chiedersi cosa rimanga realmente del James Bond che abbiamo conosciuto fino a ieri. Per la gioia dei fan rimangono inalterate le sparatorie, le esplosioni, gli elicotteri e i treni che precipitano e una voglia di spettacolarizzare la scena intuibile fino dagli splendidi titoli di testa. Ma è un altro Bond, un Bond drasticamente migliore.


Esito

Skyfall è un bel film, ben strutturato, scritto magistralmente e superbamente interpretato. E si adatta sia a coloro i quali scorgono l’immutabilità del tempo dietro ad un quadro di William Turner sia a chi semplicemente si limita ad osservare tanta acqua e una barca.

★★★★☆

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2 risposte a “SKYFALL: LA RECENSIONE ★★★★☆

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