THIS MUST BE THE PLACE (2011)

FILM (di P.Sorrentino)

THIS MUST BE THE PLACE MEDUSA.

This-Must-Be-the-PlaceCheyenne (Sean Penn) è un’ex stella del rock annoiata e depressa. Alla morte del padre decide che è arrivato il momento di cercare il soldato nazista che lo aveva umiliato nel campo di concentramento di Auschwitz ponendo fine all’inseguimento iniziato dal genitore attraverso le immense regioni del Nord America, dove il criminale, da qualche parte, si è rifugiato. Si dice che Sean Penn avesse tanto apprezzato il precedente lavoro del regista italiano (Il Divo) a tal punto che a Cannes, dove era stato presentato il film e dove l’attore era presidente di giuria, si fosse spontaneamente offerto di lavorare al suo successivo progetto, concretizzatosi con This Must Be The Place. Si tratta, finalmente e al di là dei gusti personali, di un film italiano moderno di cui andare orgogliosi. E nonostante il film sia di poche parole, è tanto ben scritto da evitare sviluppi narrativi scontati. Il ritmo è lento, almeno nella prima mezzora, scandito dalla personalità di Cheyenne, ma allo stesso tempo costruisce un ritratto dettagliato del protagonista in nemmeno 2 ore. Ci sono elementi che richiamano la stravaganza visiva dei Coen – un pistacchio gigante, un’enorme bottiglia di birra per passaggio a livello e molti altri – le cui allegorie richiamano forse l’american dream di Sorrentino. E a proposito di Coen, che non sia una coincidenza la presenza della McDormand nel cast (che peraltro si comporta molto bene)? O la presenza di un ambiente annoiato e paesaggi grandangolari? Ma, in fondo, sono le splendide musiche di David Byrne che, unite alle spettacolari panoramiche degli States, ci accompagnano per gran parte del film. Ed è una strana sorpresa guardare un film sul rock e sul punk senza mai vedere Cheyenne esibirsi su un palco o ritornare nel mondo dello spettacolo.

E’ un road-movie incentrato sui panorami spettacolari di un America idealizzata e sugli sguardi in primo piano del protagonista, tanto intensi, sentiti e ispirati da far tremare. E il trucco non fa altro che accentuare il talento di un attore che non vuole porsi dei limiti, dando vita a un uomo, che rischiava di diventare una poco convincente caricatura o una sorta di mimo, in viaggio solo con il proprio trolley. Cheyenne è un bambino cresciuto, tanto che è semplicemente sconcertante (sia per lui che per il pubblico) la scoperta dell’olocausto di cui non era mai venuto a conoscenza (e lo spettatore ha come la percezione di riscoprire un dramma dimenticato) attraverso una carrellata di diapositive. A molti non piacerà, ma rimane una collaborazione tra due grandi personalità quasi perfetta.

Verdetto: ▲▲▲▲

Reviewed by I.B.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...