ROBIN HOOD (2010)

FILM (di R.Scott)

ROBIN HOOD ● UNIVERSAL PICTURES

Robin-Marion-robin-hood-2010-19370024-778-506Memore di cosa avesse significato per la sua corposa e ricca carriera nel cinema mainstream il successo de Il gladiatore, Ridley Scott aveva deciso che il suo film successivo sarebbe stato una rivisitazione della leggenda di Robin Hood improntata sulla stessa formula del suo film ambientato nell’antica Roma. Niente di nuovo sotto il sole, direte…non del tutto vero in realtà, perché il film (al contrario degli altri riguardanti l’eroe incappucciato) ci racconta gli avvenimenti inediti che precedono l’ascesa del protagonista all’eroe leggendario che rubava ai ricchi per dare ai poveri così come tutti l’abbiamo conosciuto.

Fin dalle prime scene, viene reso palese come non solo Robin Hood ricalchi le orme seguite dieci anni prima da Massimo Decimo Meridio, ma anzi sembri volerne semplicisticamente traslare il personaggio nei costumi di un’altra epoca storica. Non a caso Robin ci viene presentato come un fedele soldato lontano da casa, a combattere le crociate in Terra Santa, che improvvisamente non viene più rappresentato da coloro che fino a quel momento aveva servito. Non a caso Robin Hood è Russell Crowe, qui alla quinta collaborazione con il regista, un gladiatore con una camicia di forza e una arco al posto di spada e corazza. Tanto simili, i due personaggi, che quasi ci saremmo aspettati un solenne “forza onore!” uscire dalla bocca di Longstride al suo segnale che sancisce l’inizio della battaglia finale. In realtà, Robin Hood assume l’aspetto di un prodotto poco ispirato proprio perché lo è: più interessante il progetto di Scott originario (Nottingham, una storia incentrata sulle avventure di uno sceriffo inglese nel Medioevo) che quest’opera di ripiego del tutto marginale nella filmografia scottiana.

Insomma, opera non necessaria ma comunque riuscita? No, purtroppo, nemmeno questo. Il primo duro impatto a cui il film è sottoposto riguarda la fisicità del suo protagonista: ingrassato, impacciato, imbarazzato da un ruolo che poteva essere suo dieci anni fa ma non oggi. Russell Crowe: è lui, stavolta e fin da subito, a rovinare la messa in scena del regista con un’interpretazione che non convince. La controparte femminile del film (almeno quella!) è fortunatamente in mano alla più brava attrice americana della sua generazione. Cate Blanchett è astuta nell’astenersi da un’interpretazione signorile, optando piuttosto per descrivere con maggior realismo una forte e rigida donna di campagna alle prese con la scarsità dei raccolti; cosa che le costa sacrificare lo charme ma che la ripaga con le lodi della critica. Ma è una stella in una notte buia: non che si possa criticare il resto del cast, da Mark Strong a Kevin Durand, né la regia di Ridley Scott (splendidi i notturni), ma tutto sembra ridursi al compitino che ripaga soltanto in parte. Visivamente eccezionale, per carità, con le frastagliate coste inglesi come immenso teatro che ospita l’epica (o quasi) battaglia finale. Ma ci sono delle forzature che emergono prepotentemente in Robin Hood, da flashback efficaci ma certamente non necessari fino ad alcune scene ultrasentimentali tra Blanchett e Crowe durante la battaglia finale che, benché inevitabili nell’attuale panorama cinematografico, sono croce e delizia di un cinema che quasi ostentiamo a credere sia realmente frutto di questo fuoriclasse della cinepresa. Ridley, qui ti stiamo ancora aspettando!

Verdetto: 2/5

Reviewed by I.B.

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