TOY STORY 2 (2000)

FILM (di J.Lasseter)

TOY STORY 2WALT DISNEY/PIXAR

ToyStory2_3Toy Story 2-Woody & Buzz alla riscossa è un titolo che ha del retorico. Quante volte infatti abbiamo sentito secondi capitoli intitolarsi “la vendetta”, “il ritorno” e così via? In realtà, il secondo capolavoro di John Lasseter è un sequel potente. Solo alcune delle grandi saghe hanno offerto seguiti all’altezza dell’originale, ma mai come stavolta erano stati cambiati i contenuti a tal punto mantenendo però inalterata la formula vincente. La Pixar ha infatti accettato la sfida partendo dal presupposto di non riproporre in alcun modo cose già viste.

Iniziamo con i progressi tecnici: notiamo da subito un evidente passo avanti nell’animazione digitale che si traduce in qualche squisita sottigliezza, come il riflesso degli occhi di Buzz sulla plastica trasparente della visiera o il nuovo cagnolino di Andy che sembra l’evoluzione di quello di Sid il torturatore visto nel primo film, ma anche e soprattutto nella polvere e nelle ombre. L’opera si apre con gli inseguimenti stratosferici tra Buzz Lightyear e centinaia di robot spaziali che, sfortunatamente, si concludono con l’inevitabile sconfitta proprio allo scontro finale con Zurg, il tutto per scoprire che si trattava di un videogioco di ultima generazione, probabilmente l’ultimo capriccio di Andy. Poi Lasseter propone le scene più famose del cinema in una versione parodistica: troviamo i soldatini in plastica verde usciti direttamente da una parata militare del Terzo Reich o riferimenti a commedie rosa e Spaghetti Western.

Il concetto morale su cui si fonda l’opera è in qualche modo non facile da comprendere: il vecchio è meglio del nuovo. Si nota solo col procedere della vicenda come i pupazzi dipinti a mano di materiale pregiato (ma ormai fuori moda) siano in realtà più affidabili e sicuri di quelli moderni, e di conseguenza preferibili. E infatti vediamo in Woody l’immagine del vero amico (quello sincero), mentre in Buzz vengono incarnati tutti i peggiori difetti dell’elettronica, quei cortocircuiti che rischiano continuamente di far fallire la missione degli eroi con scambi d’identità pericolosi. Ma nel secondo Toy Story è anche possibile percepire, soprattutto nel museo dove Woody è diretto, l’incombente prospettiva della pensione; in effetti, non leggete anche voi nello sguardo perso di Jessie lo sconforto tangibile di chi ha concluso una carriera dopo la soffocante umiliazione dell’abbandono? Sarà lo sceriffo a farle cambiare idea, riaccendendo in lei la speranza perduta.

Lasseter ha dato riferimenti a tematiche sociali come l’emarginazione (pensate al pinguino Wheezy dimenticato sugli scaffali della camera per quel fischietto guasto che lo ha reso apparentemente meno amabile agli occhi di Andy e di conseguenza venduto per pochi spiccioli) e la crisi delle relazioni. Ancora più che nel primo capitolo, abbiamo qui presentate alcune tra le scene più belle della saga, sia gag per bambini (la testata di Rex diventa immediatamente un classico), che per adulti, e in particolare colpisce la stanza dei cimeli dove Woody realizza di essere un divo.

Toy Story 2 rimane non solo una delle pellicole Disney più ambiziose, ma anche una delle più intense. Si tratta, in altre parole, del sequel d’animazione più bello di tutti i tempi. E alla fine, quando avrete realizzato di essere stati semplicemente bene vedendo che al pinguino è stato riparato il fischietto, capirete l’importanza delle piccole cose.

Verdetto: 5/5

Reviewed by I.B.

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