PANIC ROOM (2002)

FILM (di D.Fincher)

PANIC ROOM ● SONY PICTURES

2002_panic_room_010Tensione. Parola che David Fincher conosce bene, ma il cui significato forse gli sfuggì quando, nel 2002, ce lo ritrovammo a dirigere Panic Room. Dopo Fight Club e Se7en un calo era preventivabile, ma non il crollo.

Panic roon viene concepito come intrattenimento ad alta tensione, ma portato sullo schermo perde le sue potenziali qualità per via della quasi totale mancanza di dinamismo. Il tutto si svolge nella nuova casa di Meg (Jodie Foster) e della figlia (una Kristen Stewart ancora bambina), presa di mira da un misterioso trio di malviventi che cercano di accaparrarsi del denaro nascosto proprio nella stanza-bunker dove le nostre si sono rifugiate ma da cui dovranno prima o poi uscire perché l’ossigeno scarseggia. Se il soggetto è tra i più penosi che si potrebbero immaginare, a rendere il film un tantino più interessante sono domande del tipo “come diavolo ne usciranno adesso?”
Fincher punta tutto sulla claustrofobia, con esperimenti che sembrano, a distanza d’anni, precursori della tridimensionalità-in molte scene la cinepresa trapassa le mura come se non esistesse il limite materiale, cercando così di dare profondità ad alcune scene. Altri film, da Lebanon a Buried, hanno giocato a ipnotizzare il pubblico con uno spazio troppo ristretto o isolato per cercare una via di fuga. Ma Panic room, soprattutto se comparato con questi ultimi due citati, rimane al di sotto delle aspettative.
Poco convincenti i personaggi secondari, con un Forrest Whittaker sottotono ad alimentare il senso di smarrimento del pubblico, e una sottotrama di vita matrimoniale distrutta che rimane volutamente esile al fine di esaltare la storia principale, il cui spazio emotivo sembra rimanere soffocato dagli stessi limiti fisici a cui i protagonisti sono costretti.
Alle volte, lo sanno tutti, anche i migliori sbagliano e noi sappiamo che con i più recenti Zodiac e The social network il regista si è rifatto ampiamente. Ma Panic room è forse l’unico film di Fincher che non andrebbe visto da chi ha giustamente amato i suoi altri lavori.

Verdetto: 1,5/5

Reviewed by I.B.

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