L’UOMO CHE NON C’ERA (2001)

the-man-who-wasn-t-there-originalFILM (di J.Coen;E.Coen)

THE MAN WHO WASN’T THERE MEDUSA

Ed Crane è un semplice barbiere con poco interesse per la vita che ama la quotidianità. Una circostanza però scatena in lui la voglia di trovare spazio nel mondo: affari nel settore del lavaggio a secco. All’occasione imperdibile (paradossalmente la vera svolta di tutto il film) faranno da sfondo un’estorsione all’amante della moglie Doris e il successivo omicidio ai danni di quest’ultimo. Indagata per omicidio colposo, la moglie viene chiusa in carcere attendendo la fine del processo; ma la fine è dietro l’angolo: il suicidio dietro le sbarre di Doris spinge sull’orlo del precipizio Ed, sempre più chiuso nella propria inesprimibile personalità.

The man who wasn’t there è un superbo lungometraggio in pieno stile Coen. Joel ed Ethan fanno una scelta imprevedibile: l’uso del bianco-nero. Così facendo, i due permettono allo spettatore di entrare nella mente del protagonista cogliendo anche semplici ma decisivi dettagli, ricalcando e superando i tratteggi che Steven Spielberg aveva dato a un certo Schindler’s List. La chiusura di Ed è sintomo di un disagio eccessivo, forse dovuto ad un disinteresse totale per i piaceri dell’esistenza. Altro tratto caratteristico di questo film (come del resto avranno notato i fan dei due registi) è la malinconica comicità che spesso e volentieri sfocia in sequenze stravaganti e bizzarre (basti pensare alla scena in cui egli avvista gli ufo o quella del rocambolesco incidente).

La sceneggiatura è eccellente, come al solito del resto, e le scene sono frutto di preparativi puntigliosi. Ottime interpretazioni di Billy Bob Thornton, e su quest’ultimo andrebbe puntualizzato che il suo lavoro non è mai stato equamente riconosciuto, e di una Frances McDormand che fa sinonimo con certezza. Ed ha tutti i tratti caratteristici per diventare un eroe del cinema, se non fosse di metabolismo lento che rende l’opera poco appetibile agli amanti del cinema di genere; con i suoi tratti semplici a delineare un carattere complesso e profondo, senza dubbio fuori dal comune. The man who wasn’t there è quindi un bianco-nero nostalgico che contrappone all’inutilità dell’esistenza il desiderio innato di essere vissuta. Tema secondario che conferisce allo stesso Ed quello straordinario tocco di umanità è la sottile avidità e l’egoismo, sempre presenti in ognuno di noi. Arrivati ai titoli di coda non possiamo che domandarci se il personaggio descritto dai Coen sia del tutto “insensibile”, apatico; tuttavia elementi come il fumo e il silenzio sono sinonimi di vissuto, di volontà. Benché invisibile il protagonista conferisce alla pellicola quel tocco di classe che basta per essere nominato uno dei loro film più belli, seppur non uno dei più conosciuti o amati. In fondo, il mondo di Ed Crane è lo stesso in cui vive un certo Lebowski.

Verdetto: 4,5/5

Reviewed by I.B.

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