LA PASSIONE DI CRISTO (2004)

FILM (di M.Gibson)

PASSION OF THE CHRIST ● EAGLE PICTURES

10-FIL~2Clint Eastwood è il classico esempio di come un attore rude e quasi inespressivo possa diventare un regista sensibilissimo. E Mel Gibson? Segue la scia, sebbene per ora si sia mantenuto a debita distanza. La passione di Cristo, ad oggi la sua opera più discussa, è stata la rappresentazione che ha avuto maggior successo, ed è una delle migliori, sulla crocifissione.

Il film si concentra quasi esclusivamente sulle ultime 12 ore di vita di Gesù, regalandoci però ottimi flashback sui passi più noti dei vangeli. Gibson guarda con ammirazione tanto alla fisicità (carni maciullate) quanto alla spiritualità del Messia, coltivando un sincero dispiacere nel vederlo abbandonato dai suoi discepoli, e quasi attonito nello spingere la cinepresa il più vicino possibile al protagonista per catturarne il dolore e farcelo vivere sulla nostra stessa pelle. A tratti però, l’intenzione di realizzare un film realistico e fedele alle Scritture sembra trasformarsi nel tentativo di partire dal religioso per arrivare ad una declinazione pulp-horror-perché di horror si parla nel film di Gibson- in cui non ci viene nemmeno risparmiata la visione di un Satana demone (la discussa Celentano) o un centinaio di trucide frustate al Cristo. Il principio primo sul quale si fonda l’intera opera sembra quindi uno soltanto, e di per sé criticabile: sconvolgere. E tuttavia la violenza e il sangue non appagano completamente il regista, che preferisce appoggiarsi ad una perfetta fotografia e ad una tensione palpabile per conquistare il pubblico con momenti romanzati, certamente, ma stilisticamente impeccabili (martelli che si stagliano controluce in primo piano prima di conficcare le mani di Cristo e trovate di questo tipo).

Ed è proprio la tensione la nostra compagna di viaggio principale, nonostante nei primi minuti, affrontati con titubanza, Gibson non riesca totalmente a prendere il ritmo degno della storia importante che si appresta a raccontarci.

Jim Caviezel, nei panni di Cristo, merita una speciale menzione, anche se lo stesso non si può dire dell’intero cast. E qui la Bellucci è purtroppo una nota dolente per il nostro cinema. Cinema nazionale che però si ritrova in un modo o nell’altro ad aver avuto il merito di ospitare la location del film: la Matera trasformata nella Gerusalemme del tempo.

Brutale, apocrifo, poco fedele e storicamente parlando spazzatura: non è un film per perfezionisti. Non è perfetto, quindi, ma, vuoi per questo vuoi per l’altro, diventa un film di culto e di massa allo stesso tempo. Un successo destinato a non invecchiare.

Verdetto: 3/5

Reviewed by I.B.

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