FILMCULT#11 – SCHINDLER’S LIST

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Capolavoro la cui reputazione è destinata a crescere nel tempo, Schindler’s List costituisce un tragico ammonimento sulla malvagità dell’uomo |

downloadSchindler’s List non è importante solo per il tema grave e importante che tratta, per il suo valore umano e per le emozioni che meglio ci avvicinano a comprendere cosa abbia significato, nella tragicità delle singole vite, il genocidio degli ebrei. È anche un capolavoro che cinematograficamente parlando evita la semplicità di alcuni film più gratuiti e schematici grazie ad una sceneggiatura di estrema profondità ed intelligenza scritta da Steven Zaillian. Servendosene al meglio, Spielberg  si dimostra un vero artista perché riesce a cogliere non solo la disperazione degli ebrei nei lager (raggelanti i racconti che le donne si scambiano mentre meglio cercano di cristallizzare ciò che succede intorno a loro), ma anche la condizione dei soldati tedeschi promotori di inumani errori. La durata consistente del film offre infatti tempo anche per loro. Amon Goeth (un Ralph Fiennes al suo massimo), generale tedesco, esprime da un lato l’infantilità e la stupidità di ciò che accade. Ma, nello stesso tempo, Spielberg riesce a cogliere i pochi momenti in cui i suoi pensieri sembrano essere più lucidi (grazie al fascino che nutre nei confronti di una serva ebrea), prima che il clima di razzismo in cui vive lo riporti nel suo stato di estrema e sconvolgente perversione. La consapevolezza che ciò che è accaduto è stato perpetuato da persone fallibili come noi fa di questo film un tragico ammonimento, oltre che un’implicita accusa, nei confronti di un’umanità votata a promuovere orrori. Il film ha quindi un solido valore morale, e laddove altri film sulla Shoah descrivono i tedeschi quali mostri senza pietà, Spielberg vede in loro uomini depravati dal regime cui erano sottoposti, esattamente come potremmo esserlo noi. Ciò non li giustifica affatto, anzi: Spielberg ci invita una volta di più a fare attenzione, a riconoscere i diritti di chi vive al nostro fianco e ad integrarci con l’Altro (laddove nei film precedenti l’Altro era un alieno, non un uomo). L’attualità del film è quindi uno degli aspetti che lo rendono in qualche modo educativo.

Se invece si volesse inquadrare il film non quale documento storico/morale ma come episodio della filmografia del suo regista, si scoprirebbe che Schindler’s List rappresenta una svolta nella carriera di Steven Spielberg: da questo momento in poi il più grande filmmaker americano contemporaneo alternerà cinema di impegno (Amistad, Munich, Salvate il soldato RyanLincoln) a episodi sci-fi (Minority Report, A.I., La Guerra dei Mondi), con una visione del mondo che si discosterà in più di un’occasione dall’ottimismo della prima parte della sua produzione – con risultati non sempre unanimemente apprezzati. Il 1993 non rappresenta però un vero e proprio spartiacque (film successivi come Prova a prendermi e The Lost World sembrano in effetti appartenere più alla serie di film giovanili che a quella recente), ma è comunque l’anno che meglio descrive chi sia lo Spielberg di oggi: un autore ormai maturato che è capace di mostrare una tecnica cinematografica sopraffina votata ad un cinema d’impegno (come in questo caso) e al contempo un regista di blockbuster che ama divertire e divertirsi (riavvolgendo il nastro si va dritti a Jurassic Park, girato solo qualche settimana prima e affidato poi a George Lucas in fase di post-produzione).

A molti piacciono sostanzialmente due cose di questo film: la scena di distruzione che insiste sulla bambina con il maglione rosso (sul cui significato è inutile esprimersi) e il commovente finale a colori. Ma qui, a ben vedere, il regista regala tesori maggiori: il montaggio straordinario a metà film che ci narra parallelamente la festa di Schindler, le tentazioni di Amon e un matrimonio ebreo celebrato in un lager è quanto di meglio Michael Kahn abbia mai fatto per Spielberg. Il pensiero comune su Schindler’s List è che sia il migliore del suo regista, forse perché la scelta del bianco/nero appare coraggiosa e il tema che tratta è estremamente toccante. In realtà, questo film manca del carattere fortemente innovativo delle opere che lo hanno preceduto, risultando essere forse meno importante (in quanto a capacità di influenzare Hollywood) nella Storia del Cinema. E nonostante questo, rimane un capolavoro la cui reputazione è destinata a crescere nel tempo. Se doveste far vedere ai vostri figli un solo film sulla Shoah, dovreste scegliere questo.

Verdetto: ★★★★★

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3 risposte a “FILMCULT#11 – SCHINDLER’S LIST

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