GONE GIRL – LA RECENSIONE ★★★★★

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PRIMA TI SPOSO POI TI ROVINO

Appassionante film di genere, il thriller di David Fincher ritrae in maniera abile il potere dei media e la guerra tra sessi, dove farsi del male vale più del proprio stesso benessere |

gonegirl2Quello che si prova nell’uscire dalla sala dopo la visione di Gone Girl è davvero strano. I commenti che lo hanno accolto parlano (giustamente) di disorientamento, disturbo e spiazzamento, tuttavia, sebbene in misura minore, è possibile avvertire un profondo senso di gratitudine per la misurata, precisa e avvincente esecuzione che il regista David Fincher ci ha regalato.

La sostanza de L’amore bugiardo trova in uno dei titoli meno apprezzati della filmografia dei fratelli Coen, ovvero il già citato Prima ti sposo poi ti rovino (in originale Intolerable Cruelty, parimenti calzante) una degna definizione. Sì perché, come nel film con George Clooney e Catherine Zeta Jones, c’è una coppia nel mirino di David Fincher. (La mitica) Amy e Nick si conoscono ad una festa ed è amore a prima vista. Il loro percorso insieme sembra canonico. Cinque anni dopo però lei improvvisamente scompare e il marito viene prevedibilmente messo sotto i riflettori dei media con l’implicita accusa di averla uccisa. Mentre riviviamo la loro parabola tesa al fallimento attraverso la penna di Amy, che tiene un diario, Fincher costruisce un appassionante e spedito giallo che mostra l’abilità consumata del regista nel creare e manipolare atmosfere ed emozioni. Ma appena dopo un’ora, quando tutto sembra decidersi, Gone girl cambia registro e si trasforma in un film ben diverso: nel ritratto della follia.

Opera indubbiamente pessimista, si tratta di un’esperienza di puro intrattenimento (la costruzione della suspense è quella di chi conosce troppo bene il cinema di genere), ma non solo. Certo, non si può dire, almeno a parere di chi scrive, che il film possa in qualche modo essere una volontaria trattazione del matrimonio in sé e per sé, quanto piuttosto di un lavoro che esplora come la nostra reputazione sia plasmata non da chi siamo realmente ma dalla forma che assumiamo di fronte alla società – alcuni critici evidenziano come in questo senso Gone Girl risenta enormemente dell’esperienza di The Social Network. L’autrice dell’omonimo romanzo Gyllian Flynn e il regista David Fincher trasformano nella parte finale i media in giudici dei personaggi (dove ogni storia può essere immoralmente sfruttata per accrescere lo share delle trasmissioni televisive), evitando che siano (i troppo abusati) processi in tribunale a sentenziare buoni e cattivi. Se vogliamo il film può essere analogamente visto come una guerra tra sessi, dove far male al partner (e non solo, a giudicare da una terribile ma magistrale sequenza inserita abilmente nel momento meno teso e più debole dell’intero film) diventa per i protagonisti un obiettivo per cui sacrificare tutto, persino la propria stessa vita e il proprio benessere.

Con Gone Girl, David Fincher ha ponderato come non mai una messa in scena precisa al millimetro (non si conta una sola inquadratura che non sia posata e studiata nel minimo dettaglio) che evidenzia (senza mai farlo pesare) il talento narrativo/registico inarrivabile nel suo genere che da tempo riconosciamo al regista dei vari Seven, Fight Club e Zodiac. Impostato già in partenza in maniera intelligente da Fincher, Gone girl rimane impresso nella mente anche perché viene supportato da eccellenze tecniche e artistiche in ogni campo, con la stupefacente colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross (in alcuni temi molto simile a quella di Seven di Howard Shore) che dà ritmo e spessore al racconto. Indimenticabile, con una battuta finale perfetta, il film di Fincher funge curiosamente anche da “penitenza” per il suo regista, “reo” di aver ceduto a troppi sentimentalismi in Benjamin Button.

 Verdetto: ★★★★★

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8 risposte a “GONE GIRL – LA RECENSIONE ★★★★★

  1. L’amore bugiardo è la raffinata ricerca del momento di thrilling perfetto, quell’unicum cinematografico che sappia avvincere lo spettatore in maniera totale. Definitiva. E David Fincher lo trova. Perchè lui può. Perchè lui è un maestro.
    Per me è il miglior film dell’anno

  2. Buongriono Ivan! Beh, a me non è che il film sia dispiaciuto, però sarà che il libro l’avevo letto da poco- ho pensato che è meglio spoilerare un film di due ore che un libro che impieghi di più a leggere- ma credo che ci voleva un altro passetto verso la perfezione. Ben Affleck l’ho trovato perfetto per il personaggio, la Pike…no, non mi ha convinta. A presto!

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