APES REVOLUTION – LA RECENSIONE ★★★★☆

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Rebel With(out) A Cause

Reeves evita di ritrarre un conflitto tra fazioni schematiche, affiancando ad effetti speciali incredibili una sceneggiatura di ferro |

dawn-of-the-planet-of-the-apes-poster-janee-meadowsA distanza di anni dalla diffusione del virus che ha sterminato quasi tutta la razza umana, la tribù di Cesare è una comunità evoluta, autonoma e perfettamente organizzata che si trova a far fronte al clima di tensione instaurato da una spiacevole scoperta: una colonia di umani immuni all’epidemia si è stabilita nei pressi del territorio controllato dai primati, minacciandone l’armonia.

Potrà anche suonare strano parlare di umanità di fronte ad un film di guerra tra umani e scimmie, ma il sequel del già riuscito L’alba del pianeta delle scimmie offre allo spettatore una serie di toccanti esperienze, oltre ad una buona dose di roboante azione. Il kolossal di Matt Reeves evita intelligentemente e fin dall’inizio di presentare un semplicistico scontro tra due fazioni dalle schematiche ambizioni, rinunciando persino a ritrarre per l’ennesima volta il confine tra il Bene e il Male: meriti e colpe vengono piuttosto (con)divisi tra uomo e animale, le ragioni e i torti di ognuno collidono in un complesso gioco ad incastro, in cui tutti i diversi personaggi coprono ruoli moralmente significativi. Più che un messaggio ecologista o pacifista quindi, Reeves vuole sottolineare come “buono” e “cattivo” siano due termini usati spesso a sproposito: nessun personaggio del suo film fa sempre la cosa giusta. Persino Cesare, eroe senza macchia nel precedente film, deve affrontare ora alcune scelte davvero difficili e moralmente ambigue. Situazioni, queste, che permettono al film di respirare, allontanandolo dalla piattezza della maggior parte dei kolossal odierni.

Il tutto si regge su una sceneggiatura di ferro (e finalmente potrete assistere ad un kolossal spettacolare attento a non sconfinare nel banale o, peggio ancora, nel ridicolo) oltre che su degli effetti speciali da Oscar che permettono brillantemente alla motion capture di carpire ogni tipo di mimica facciale dell’attore. Parte della riuscita tecnica della recitazione va però data allo specialista Andy Serkis, che dona al suo Cesare un senso comunitario e un tormento crescenti, mentre Koba (Toby Kebbel), un traditore psicopatico evidentemente ispirato alla figura del colonnello Kurtz di Apocalypse Now, è protagonista di alcuni tra i momenti migliori e più folli del film, oltre a rappresentare meglio di tutti gli altri ciò che le azioni malvagie sono spesso in grado di plasmare. La serie di personaggi azzeccatissimi e imperfetti nel loro essere culmina con un guerrigliero Gary Oldman, una personalità irrequieta che come Koba non riesce a perdonare chi gli ha tolto ogni cosa. Ma al centro rimangono due famiglie alle prese con la gravità di ciò che succede (azzardiamo a intravedere echi spielberghiani nel travagliato rapporto di Cesare con il figlio maggiore?), esseri umani e scimmie che combattono per un futuro migliore non dimenticandosi di valutare con attenzione le ragioni di chi è diverso da loro.

Si tratta di un film che comprende una vasta gamma di emozioni: scene di tensione e momenti di meraviglia si mescolano travolgendo lo spettatore con una seconda parte ai livelli di kolossal come Il Cavaliere Oscuro, con un livello di studio del comportamento delle scimmie affascinante e profondo, si vedano il linguaggio dei gesti usato per comunicare e la divisione dei ruoli all’interno della comunità di Cesare.

Eppure, ammesso che non vi interessino l’anima e il sentimento e che preferiate guardare allo spettacolo fine a se stesso, la seconda parte del film contiene scene girate appositamente per voi. Alcuni piani sequenza valgono da soli il prezzo del biglietto, come quello che vede Koba percorrere sopra un carro armato -su cui è posizionata una cinepresa fissa- l’intero campo di battaglia in cui uomini e primati pagano a caro prezzo le mosse tattiche dei propri superiori.

Ci troviamo quindi di fronte ad un prodotto che offre un intrattenimento ristoratore in un’estate meteorologicamente e cinematograficamente disastrosa, con un’intelligenza difficilmente riscontrabile in altri film simili. Nell’immediato vi sarà sicuramente chi lo rifiuterà, ma per lunghi tratti Apes Revolution è così caldo, bello e ricco di contenuti, con un uso sapiente e calibrato della tecnologia, che è difficile non am(mir)arlo.

A voi è piaciuto il film? Aggiungete un commento!

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2 risposte a “APES REVOLUTION – LA RECENSIONE ★★★★☆

  1. Caz…. me lo sono perso! O meglio, non sono andato di proposito a vederlo perchè sono troppo sensibile come animalista e non avevo voglia di autoinfliggermi emozioni negative e sofferenza!
    Però mi fido del tuo giudizio e cercherò la forza per guardarlo almeno in DVD (anche se l’effetto sala cinematografica è ineguagliabile!)
    Grazie
    Ale

  2. La tua recensione mi piace molto, il film è sicuramente divertente, ben fatto ed esplosivo, ma penso sia inferiore al primo straordinario capitolo. I problemi, a mio parere, stanno nella fase iniziale (troppo lenta) e nella scelta del protagonista (non mi ha fatto impazzire). Per il resto è un film che consiglio a tutti! 😉

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