THE WOLFMAN: LA RECENSIONE ★★☆☆☆1/2

wolfman★★☆☆☆1/2

Ennesima trasposizione di un cult che manca di fare il salto di qualità |

poster21Lawrence Talbot (Benicio del Toro), interprete teatrale, fa ritorno alla villa del padre (Anthony Hopkins) dopo anni di rottura e assenza. Motivo: l’inaspettata morte del fratello causata da una bestia immonda che si nasconde nelle brughiere e nei boschi circostanti. Compito di Talbot sarà quello di indagare sulle cause dello straziante omicidio, confortando così Gwen (Emily Blunt), moglie dello scomparso. Addentrandosi però nel territorio dell’ossessiva creatura, Talbot stesso sarà contagiato, diventando a sua volta un licantropo.

Nuovo film cult di Universal nonché ennesima rappresentazione del classico lupo mannaro, The Wolfman è reso interessante dal grande cast e dalle atmosfere gotiche che ricrea. Questa volta tocca a (un poco affidabile regista come) Joe Johnston dare nuova vita all’affascinante leggenda, il quale cerca di sposare elementi horror con atmosfere “dark” da romanzo tardo-ottocentesco. Analogamente a quanto accade nel romanzo di Stevenson “Dr Jekyll and Mr. Hyde”, lo sdoppiamento di personalità dell’uomo-lupo è basilare. L’introspezione morale del protagonista è impossibilitata dalla totale sottomissione al lato nascosto e osceno dell’uomo e così via. Totalmente impotente di fronte al lato ancestrale della propria persona, il licantropo non è un mostro terrificante e imprevedibile: è piuttosto la vittima del proprio essere. Scagionato da queste colpe, il povero protagonista, a cui Del Toro cerca di regalare un aspetto raggelante, non può far altro che temere se stesso e le lune piene incombenti.

A detta di molti insufficiente e deludente, The Wolfman rimane comunque un film discreto, arricchito dalla solita interpretazione calzante di un Anthony Hopkins che di horror non sembra mai averne abbastanza. Manca però il salto di qualità: il finale è un grosso punto interrogativo sull’effettivo valore dell’opera, caratterizzata da una trama scontata ma anche fortunatamente da un (p)ossessivo fascino. Anche se qualsiasi banale induzione razionale esclude l’esistenza del mostro, la leggenda della luna piena persuade tutti noi, almeno un poco.

E a voi è piaciuto il film? Aggiungete un commento!

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