THE TREE OF LIFE: LA RECENSIONE ★★★★★

The_Tree_of_Life_(trailer)★★★★★

Raccontandoci la storia di una famiglia, lo splendore del film incanta e commuove. E Malick ci spiega il significato della vita |

The-tree-of-lifeTerrence Malick è forse l’autore contemporaneo più degno di essere chiamato artista, e, a discapito di una ridotta filmografia, il suo nome è garanzia di film fuori dal comune. Il suo ultimo progetto segue la vita di Jack, figlio di un padre severo e rigido (un Brad Pitt capace di far raggelare il sangue nelle vene) e di una madre comprensiva (un’inimitabile Jessica Chastain), dalla nascita fino all’età adulta, penetrando nei momenti in cui i più profondi interrogativi esistenziali sul senso della vita ricercano una soluzione. L’albero della vita del titolo è un complesso sistema di rapporti umani tra i membri della società familiare, ma non solo: le nostre relazioni sembrano estendersi fino agli elementi naturali, oggetti e soggetti nei quali Malick ricerca un’armonia di suoni e visioni, il tutto attraverso una sontuosa fotografia (Lubetski) e le musiche di Desplat. Le emozioni infantili sembrano essere simili a prati verdeggianti e freschi ruscelli; nell’età adulta invece le disillusioni si consumano in un paesaggio metropolitano che, estendendosi verso l’alto, ci arriva sempre come qualcosa di estraneo e negativo.

Procedendo non per narrazione ma per analogia, Malick parte dalla nascita di un fanciullo per raccontarci la storia naturale della Terra, vista sempre come luogo che l’uomo non può controllare, le cui meraviglie celano le più complesse allegorie o, forse, le emozioni più comuni. Alcune immagini sono potenti, altre immediate o evocative, nemmeno la più semplice risulta banale. Certo, chi cerca le emozioni forti di una storia d’impatto dovrà necessariamente cercare altrove. Ma nonostante questo, The tree of life è commovente, intuibile, capibile (forse). Aperto alle discussioni, in particolare sul tema presente e pressante dell’ateismo e della fede, il film non prende una posizione chiara, rimanendo sospeso tra simboli e poesia, anche se la sequenza finale è un inequivocabile tentativo di ricercare la stessa armonia della Natura in una realtà mistica o comunque alternativa, per non dire paradisiaca. Qui, come in un sogno, Malick impartisce una toccante sinfonia di suoni e visioni che toccano nel profondo. Se nella prima parte del film Malick trova la meraviglia nella realtà, fantasticando con giochi di luci ed ombre e riscoprendosi un bambino alla ricerca di una verità più alta (ricalcando le orme della poetica pascoliana), una finale consapevolezza adulta sembra far cambiare idea su quella potente visione e ci rispedisce nell’ambiguità di una metropoli spigolosa e respingente. Il tutto per farci rimuginare sulle illusioni di una vita in cui la conciliazione con il prossimo è possibile ma non probabile.
Complesso e stupefacente, intrigante e riflessivo, questo è l’apice del regista texano: un film che presenta un linguaggio mai sperimentato prima.

★★★★★

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