LA MIGLIORE OFFERTA: LA RECENSIONE ★★★★☆1/2

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Tornatore is back! |

la-migliore-offerta-poster-usaCi sono poche cose di cui Giuseppe Tornatore non può vantarsi dopo aver girato La migliore offerta. Tra queste, di non aver girato il suo miglior film, riconoscimento che spetta di diritto all’Oscar Nuovo Cinema Paradiso. O di non aver realizzato un film perfetto (d’altronde ad essere sinceri nessuno c’è mai riuscito finora). Nient’altro, perché per il resto La migliore offerta conquista, convince e riscalda. Tornatore ritrae con innegabile talento la vita del collezionista di quadri Virgil Oldman (Geoffrey Rush), un lupo solitario che alla compagnia dei pochi (due, uno, nessuno) amici preferisce quella delle donne che ama, cioè quelle su tela dipinte dai grandi artisti del passato che custodisce gelosamente in un immenso caveau. Solo loro sono in grado di trasportarlo nel mondo che ama, quello in cui gli altri non esistono. Ma tutto nella sua vita potrebbe cambiare in seguito ad una misteriosa telefonata…

La migliore offerta per Tornatore rappresenta probabilmente ciò che per Martin Scorsese ha significato girare Hugo Cabret: scoprire la magia di svelare un mistero, poco importa se si tratta di ritrovare i capolavori perduti di Mèlies o di decifrare gli indizi lasciati da una misteriosa donna che si nasconde dietro alle mura di una lussuosa villa. Eppure la scoperta tanto agognata potrebbe nascondere un inganno che Scorsese non aveva minimamente considerato: la possibilità angosciante della delusione. Il personaggio di Rush deve intraprendere un percorso interiore radicale, logorante e distruttivo, perché se l’arte e i soldi che offri ad un’asta ti rimangono fedeli fino in fondo, poi scopri che per colmare il vuoto nella tua vita devi necessariamente rischiare di fallire nel relazionarti col prossimo. Il rapporto professionale tra alti e bassi con l’artigiano Robert di Jim Sturgess, con l’amico Billy di Donald Sutherland e con la ragazza di cui svelare l’identità diventa obiettivo primario per l’eroe conferiscono alla pellicola (pardon, al film) tre gradazioni di uno stesso colore: quello di quei quadri falsi che solo l’occhio esperto riesce a smascherare. Oldman (nomen omen?) vede nella donna un’opera d’arte da contemplare, una scultura di marmo che puoi guardare, forse anche toccare, ma mai comprendere. Un capolavoro inarrivabile, per intenderci. Ma tanto se poi ci fai l’occhio, metaforicamente, scopri che sotto a quell’apparente perfezione c’è spesso il falso, l’inganno, la fine. E lo scopri a tue spese.

The best offer è un trattato sulla cattiveria umana, sui sentimenti,  sulle relazioni e infine sugli (auto)inganni di cui siamo vittime. Così, nel bel mezzo di un caveau stracolmo di opere d’arte, Tornatore si riscopre quello del Paradiso: quello che ci lascia con la bocca aperta e con gli occhi lacrimanti. Nel lasso di tempo che separa i due film, la visione del regista sembra essersi fatta più disillusa, meno romantica e decisamente raccapricciante. Che poi basti per essere Arte o meno, questo eccede decisamente le competenze di chi scrive. Ma in fondo a chi importa? Ciò che conta è sapere che questo è un grande film.

★★★★☆1/2

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