STOKER: LA RECENSIONE ★★★★★

stoker20132013★★★★★

Park Chan Wook gioca con le emozioni e gli stati d’animo in un film elaborato anche da un punto di vista sonoro |

stoker-posterC’è qualcosa di speciale, di nuovo, di assolutamente squisito e di una bellezza incomunicabile nel nuovo film di Park Chan Wook, il regista coreano meglio conosciuto per alcuni suoi lavori molto violenti come Old Boy, che qui si ispira al copione dell’attore Wentworth Miller per trarre da una sceneggiatura complessivamente solida (se si ignora qualche assurdità) un film morboso e devastante.

Giocare con le emozioni dei propri personaggi, attrarre emotivamente il pubblico in un vortice psicologico inenarrabile e sorprendere ad ogni scena con giochi fotografici da prestigiatore del cinema (e Nolan mi perdoni se prendo in prestito il suo epiteto) sembrano tutte attività particolarmente gradite a questo formidabile autore, ma dopotutto non dobbiamo stupirci: Stoker è l’apice del regista Park Chan Wook. A poco servono le magre quanto puramente retoriche chiacchiere riguardanti il consistente citazionismo di opere hitchcockiane, perché qui parliamo di intrattenimento allo stato puro, di una forma di emozione che da tempo, complice la marea di produzioni mediocri che ci sta invadendo, avevamo quasi dimenticato, di un trascinante e affascinante racconto che ha al proprio centro un’adolescente problematica e uno zio attraente quanto mortalmente pericoloso.

Ma andiamo con ordine. Il film, introdottoci dai magnifici titoli di testa (da notare i produttori: Ridley e Tony Scott), racconta la trasformazione della giovane e fragile figura di India Stoker (Mia Wasikowska) quando dopo la morte del padre – significativamente avvenuta il giorno stesso del suo diciottesimo compleanno – incontra lo zio Charlie (Matthew Goode), il quale, dopo aver deciso di passare del tempo in casa sua, la turba seducendone la madre (Nicole Kidman). Nel frattempo, alcune persone scompaiono…

Del film finora abbiamo detto della sua bellezza e unicità, ma non basta, perché con sole queste caratteristiche il film non sarebbe il capolavoro che è. No, senza la pallida (ma metaforicamente brillante) recitazione di una Mia Wasikowska che si chiude in se stessa e della raggelante presenza dell’attore Matthew Goode nel ruolo dello zio Charlie (principalmente conosciuto per un suo ruolo da co-protagonista in Match Point), Stoker non avrebbe avuto lo stesso impatto emozionale. Ma gli attori rendono, e questo potrebbe sembrare paradossale, grazie soprattutto alla folgorante fotografia di Chung-Hoon Chung, colma di dettagli estetici dalle forti allusioni sessuali/horror (il ragno che sale lentamente le gambe di India, l’eccitazione della stessa sotto la doccia) ma anche di immagini più ingegnose, come il vapore che sale dalla torta di compleanno alla fine dei titoli di testa o la collezione di scarpe di India desolatamente tutte uguali ma di dimensioni diverse. E’ proprio la fotografia a ritrarre a meraviglia i volti degli attori, mettendone in luce le accurate interpretazioni. Ma alla cura quasi spasmodica dell’estetica corrisponde un’eguale eccellenza nello studio del sonoro, e difatti per lunghi tratti il film viene accompagnato dal tic-tac di un orologio rumoroso (o un metronomo?), invisibile ma presente, che infastidisce e preoccupa, facendo presagire una resa dei conti da cui nessuno potrà scappare.

In contesti dove la violenza non ci viene direttamente mostrata, ma mediata da inquadrature sconvolgenti (la sabbiera sotto la quale noi sappiamo essere sepolto vivo un ingenuo bambino, una matita appuntita con la punta tinta di sangue e infine la cintura come strumento di tortura che, sfilata lentamente dai pantaloni, preannuncia un imminente e trucido delitto), il film potrebbe risultare solo apparentemente più accessibile rispetto alle sue precedenti produzioni, tanto che Stoker potrebbe benissimo essere considerato dalla maggior parte di voi lettori un film soft rispetto a prodotti come Old boy. E tuttavia si tratta di un’opera che assale, di un film impossibile da dimenticare.

Stoker: storia drammatica, famigliare, erotica, sentimentale, misteriosa…sconsigliata però ai facilmente suscettibili, quelli che sistematicamente si irritano di fronte a qualcosa che eluda la mediocrità dei soliti prodotti americani.

★★★★★

E a voi è piaciuto il film? Aggiungete un commento!

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