GLI STAGISTI: LA RECENSIONE ★☆☆☆☆

the_internship_first_look★☆☆☆☆

Dovrebbe far ridere…ehm avrebbe dovuto |

Costruito al fine di catturare fasce di pubblico eterogenee, il nuovo film di Shawn Levy (Una notte al museo) insegue un obiettivo, quello di intrattenere, che non realizza minimamente fin dalla prima sequenza. Se il duo protagonista di questa commedia vanta la simpatia che solo due “ragazzoni” mai cresciuti come Owen Wilson e Vince Vaughn possono trasmettere, gente capace di caricarsi da sola un film sulle spalle, non è detto che dei bravi attori come i suddetti comici riescano a rendere anche quando gli vengono messi in bocca i brutti dialoghi della sceneggiatura scritta dallo stesso Vaughn.

Mentre il film cerca di rendersi fastidiosamente attuale con continui riferimenti al “gap” generazionale che taglia fuori gli attuali uomini di mezza età dall’utilizzo delle nuove tecnologie, “gigioneggiando” spesso con luoghi comuni come il nerd “vittima” delle meraviglie del proprio smartphone o l’adulto che dice “ondeline” invece che pronunciare correttamente il termine “online”, la pazienza del pubblico cede, cosicché l’eccitante prospettiva di una sorta di olimpiade di Google (“una specie di Hunger Games“, dice Wilson) movimentata e avvincente (per quanto prevedibile e surreale) si trasforma in un inutile stage di formazione in cui i giovani e gli adulti si avvicinano inevitabilmente verso un destino comune, un punto di incontro.

Ma ciò che maggiormente salta all’occhio sono i punti particolarmente oscuri nella sceneggiatura: non capiamo quale sia la situazione in tempo reale della sfida tra le due squadre, per arrivare a situazioni intollerabili come la dirigenza Google composta da soli adolescenti. Due situazioni su tutte, infine, fanno precipitare il già fragile equilibrio: la partita di quello strano sport con scope e palloni, perdonabile solo per la boccata d’ossigeno che regala al film senza risultare tuttavia attinente al contesto narrativo, e l’inspiegabile siparietto delle spogliarelliste giustificato soltanto come punto d’incontro tra due generazioni con formae mentis radicalmente opposte.

Gli stagisti aveva nelle proprie potenzialità, oltre all’excursus mal sfruttato riguardante l’attuale mancanza di posti di lavoro in America (ormai tematica diffusa a partire da The Company Men con Ben Affleck e Tommy Lee Jones), anche una riflessione su una comunicazione odierna traslata dal sentimentale contatto umano al freddo “clic” informatico. Invece il film si annoda su stesso, generando un duplice effetto: da un lato dà vita ad un brutto film con tanto di fastidiose battute (in particolare quando il nome di un professore in sedia a rotelle viene accostato al Professor Xavier di X-Men), dall’altro crea un’immagine patinata di Google, azienda leader trasformata per l’occasione in un parco divertimenti con tanto di scivoli e mense gratuite. Il tutto sarà divertente per chi ci lavora, perché a noi non vengono riservate che due ore di noia dimenticabili e banali.

E a voi è piaciuto il film? Aggiungete un commento!

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