GRAVITY: LA RECENSIONE ★★★★★

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Gravity (in 3D) è la massima aspirazione cinematografica degli ultimi anni |

gravity-522fefbd46328Mentre Avatar viene generalmente citato come film costruito integralmente e in lunghi anni nella mente del suo autore (James Cameron) in attesa della tecnologia adatta a trasformare il sogno impossibile di un visionario in realtà di celluloide, Gravity può essere considerata l’opera più personale, avvincente, riuscita ed elaborata del regista messicano Alfonso Cuaron. Come Avatar (titolo stranamente diventato ridondante nelle recensioni di Gravity), anche questo film di lunga gestazione ha faticato a vedere la luce, e se non fosse stato per le nuove tecnologie…beh non ci sarebbe mai stato un simile trionfo cinematografico.

Accolto da applausi scroscianti la scorsa estate al lido e battezzato dallo stesso James Cameron come “il miglior space movie mai realizzato”, per non parlare di chi lo saluta come il film dell’anno; Gravity è uno spettacolo visivo in IMAX 3D da vedere tassativamente in una sala che disponga della tecnologia adeguata a tale tripudio di effetti speciali (e fino ad ora mai avevamo fatto cenno ad una tale esigenza in un’altra recensione di TCC). Inutile dire che è stato solo grazie ad uno studio che ha messo a disposizione effetti speciali come l’impressionante tempesta di detriti che si abbatte sui nostri o più semplicemente il riflesso della terra su un oblò, se il film ha potuto raggiungere la cifra stilistica che lo assurge immediatamente ad instant classic del momento.

Alfonso Cuàron (seguendo le orme dei connazionali Del Toro e Inarritu) è promotore di un uso nuovo della cinepresa: come i protagonisti, anche l’immagine rimane sospesa a gravità zero, ostacolata soltanto da violenti impatti con oggetti che danzano in sospensione come fossero bolle di sapone; e poi ruota su se stessa, filmando ampi piani sequenza che alla fine zoomano su primissimi piani a tratti persino lirici nella loro costruzione. Al primo impatto, il film è nulla più di un resoconto su una missione spaziale andata storta. Sorprendentemente però, si tratta di un successo autoriale originale costruito su un’idea stupenda nella sua semplicità (un Cloverfield dello spazio visivamente appagante) se comparata con i titoli sci-fi più accreditati deli ultimi anni (Inception e Looper). Mentre nessuno aveva mai raccontato la guerra in medio oriente come Kathrin Bigelow (The hurt locker), Ari Folman (Valzer con Bashir) o Samuel Moaz (Lebanon), così anche lo spazio acquista una dimensione nuova (e non è la terza!) andando ben oltre quello che avevamo visto finora: non più teatro di orrori o meraviglie indicibili, bensì realistico luogo buio che contrasta con i deserti e i mari turchesi del nostro pianeta. Luogo pericoloso, ma svuotato di alieni e affini, capace infine di emozionare quando diventa lo spettacolare palcoscenico di una storia umana come quella della sceneggiatura dei Cuàron. Il film viene inoltre fotografato con una serie di immagini spettacolari e potenti: un abbraccio spezzato mentre i corpi dei due protagonisti (Sandra Bullock e George Clooney) vengono delicatamente allontanati uno dall’altro, la Bullock svestita dell’ingombrante tuta spaziale sospesa inerme come un embrione in una posa di vulnerabile grazia e l’aurora al polo. Il cinema di Cuaron è una visione sorprendente e smagliante, con il nostro pianeta che abbraccia i protagonisti e il sole a donare un abbaglio di speranza a chi è ad un passo dalla meta di un lungo  viaggio ma non sa come raggiungerla. Sorprendentemente, nonostante le due interpretazioni siano convincenti, sono le immagini a scaldare il cuore più di ogni altra cosa e a fare di Gravity la massima aspirazione cinematografica degli ultimi tempi.

E a voi è piaciuto il film? Aggiungete un commento!

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Una risposta a “GRAVITY: LA RECENSIONE ★★★★★

  1. Eccomi come promesso. Per quanto riguarda la qualità tecnica di Gravity siamo d’accordo, ma purtroppo Cuaron non è riuscito a raccontarmi e a trasmettermi qualcosa, come ha fatto, invece, con la maggior parte degli spettatori. E mi dispiace per questo

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