EDWARD MANI DI FORBICE – LA RECENSIONE★★★★☆

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L’apice di Burton e Depp|

edward_scissorhands_poster_by_countevil-d4re6p4I film di Tim Burton sono tutti caratterizzati da un’aurea magica, gotica, a volte terribile e assolutamente particolare. Edward Mani di Forbice, benché parabola sulla società, sul successo, sul trovare il proprio posto nel mondo e così via, non fa eccezione e rappresenta anzi il punto ad oggi più alto della filmografia di Burton, con il nuovo millennio ancora in attesa del suo vero ritorno (i recenti Alice in Wonderland e Dark Shadows non hanno soddisfatto critica e fan).

Edward (Johnny Depp) è un automa -ma con un cuore d’oro- creato da uno scienziato che, deceduto prima di ultimare il lavoro, non ha dotato di mani la propria creatura e per questo il nostro eroe faticherà ad avere un’esistenza normale, con quelle sproporzionate e taglienti protesi, quando la comprensiva Peg (Dianne Wiest) lo salverà dal castello in cui vive in solitudine per accoglierlo nella propria famiglia.

Tim Burton non si siede dietro alla cinepresa per un film impegnativo, e la sua storia nasce, come la più leggera delle favole letta da una nonna alla nipotina prima che quest’ultima riesca ad addormentarsi, con un “c’era una volta” che rievoca in noi i ricordi delle fiabe di un meraviglioso classico di Walt Disney. In effetti quella di Edward potrebbe anche essere solo una leggenda, e lo capiamo perché apparentemente tutto il film è costruito a partire da una semplice e insignificante domanda: come è nata la neve? Come in tutte le belle favole, anche qui siamo di fronte ad una romantica storia d’amore- con la Kim di Winona Ryder- ma la nascita del rapporto tra la ragazza e l’eroe non sembra mai poter essere paragonato a qualsiasi altra cosa vista ad oggi sugli schermi. La sequenza più magica-se lasciate perdere l’attimo in cui la Ryder danza tra i fiocchi di neve provocati dalle forbici di Ed che scolpiscono il ghiaccio- rimane  proprio il loro tenero abbraccio carico di ricordi, di momenti che ci lasciano ancora con attimi di commozione. Il lavoro di Burton viene coronato da un impianto morale che offre spunti su cui riflettere, senza che questi ultimi rendano il film in alcun modo retorico. Ci sono tutti i temi che potreste voler incontrare in un film: l’incapacità della società moderna di andare oltre l’apparenza, l’impossibilità di accettare il diverso senza denigrarlo o esaltarlo e l’accettazione dei propri limiti. Ma al centro rimane il cuore e non sarà difficile per il pubblico accogliere il protagonista e rifiutare le maniere violente di Jim, il fidanzato di Kim.

I personaggi sono perfetti e solo in alcuni frangenti assumono tratti parabolici tipici del “burtonismo”. Edward è soltanto uno dei personaggi iconici e trasformisti interpretati da Depp, ma è anche il migliore, nonostante i giovani continuino a preferirgli lo spassoso Jack Sparrow. Sedetevi davanti al televisore, magari in una fredda giornata nevosa, e (ri)guardatelo: è un abbraccio dolce come una cioccolata calda. Il finale -con una deliziosa Winona Ryder sotto la neve- rimane un grande momento per la carriera di Burton e un grande momento per il cinema in genere.

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