IL CAVALIERE OSCURO (2008)

BaleFILM (di C.Nolan)

THE DARK KNIGHT ● WARNER BROS./DC COMICS

warnerNon sarebbe difficile, nel pieno rispetto delle più diverse opinioni personali, annoverare Il cavaliere oscuro un gradino sopra tutti gli altri film sui supereroi e addirittura uno dei più grandi film del decennio. Con un bel calcio nel sedere a coloro che sono convinti che film del genere non siano altro che teen movies banali e prevedibili, Cristopher Nolan porta sullo schermo un dramma noir ancor prima che l’adattamento cinematografico di una graphic novel o un action movie. Tutta la vicenda, salvo una breve scampagnata a Shangai con l’intero corpo di ballo russo in cui Bruce Wayne usa la sua vita da playboy come diversivo per compiere le sue indagini da detective, si consuma sotto il cielo buio di una Gotham City precipitata nel caos sotto il segno del miglior villain mai apparso sul grande schermo. Il Joker di Heath Ledger (la cui apparizione iniziale in una scena diventata cult fu l’unico spezzone di film che l’attore riuscì a vedere ultimato prima di essere trovato morto per overdose) non è niente di più che un clown che semina il panico costringendo Bruce Wayne a rivalutare la posizione del vigilante mascherato. Ma che prestazione! Quale irripetibile risultato! E con il principino di Gotham anche (il qui promosso commissario) Gordon e il procuratore distrettuale Harvey Dent avranno del filo da torcere. Il film di Nolan, liberato dall’origin story/dramma esistenziale/revenge story di Batman Begins, riflette immancabilmente l’intento del regista di esplorare la psiche dei suoi personaggi, senza che l’azione ne risenta (un camion ribaltato e un incendio vi sembrano troppo poco?). Semmai a mancare completamente è l’ironia, ma il successo planetario del film dimostra che non solo i filmetti comici riescono a fare incasso.

Com’è prevedibile le battute migliori sono riservate al Joker (“fermo o ci perderemo i fuochi d’artificio”, “non ti ucciderò perché sei troppo divertente” e ancora “vuoi sapere come mi sono fatto queste cicatrici?”) anche se maggiore attenzione nel finale viene riservata alla caduta del mito di Harvey Dent, con un Aaron Eckhart bravo nella seconda parte del film quanto nella prima.

Alla fine, come esplicitamente annunciato dal Joker, avrete la sensazione di aver assistito ad “un esperimento sociale” su larga scala condotto al fine di dimostrare l’imperfezione morale dell’umanità. Il finale è tragico e appagante, una conclusione non monumentale che la frase finale di Gary Oldman sintetizza perfettamente ma che, con il senno di poi, il terzo film avrebbe potuto rovinare.

Quella di Nolan rimane anarchia, certo, ma pur sempre stile.

Verdetto: 5/5

Reviewed by I.B.

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